Lasagne fumanti

 

Pure la parte della stampa sportiva mandrogna,  da sempre soggiogata “all’ordine costituito”, rappresentato di volta in volta da dirigenti, dal mister e sempre dal tifo autoreferenziale, dopo Pistoia non se l’è sentita di girarsi (come fa  sempre) dall’altra parte, facendo finta di aver visto la partita così come ce l’ha raccontata D’Agostino. Sella serie: dopo tre piatti hanno capito che era minestrone. E descrivono l’Alessandria di oggi,  a un quarto del cammino in questo campionato e dopo quattro mesi di lavoro sul campo, esattamente come paventavo fosse nei primi turni del torneo. Da allora alcuni risultati positivi credo abbiano messo tranquillo il nostro mister circa il fatto di non essere seduto su una panchina eiettabile come il sedile dell’Aston Martin di James Bond. Punti in classifica che lo hanno pure indotto a prendere il coraggio a due mani (si fa così per dire….) e mettere in campo formazioni ragionevoli senza inventarsi soluzioni di retroguardia. Un passo è stato fatto, certo, ma le prestazioni della squadra sono comunque disarmanti e, secondo me, lontane dalla potenzialità dell’organico. Questa è una squadra che sembra un monumento al calcio masturbato, un calcio che prevede un gioco finalizzato a fare quello che ci piacerebbe (ma non ne siamo capaci), complice un atteggiamento autoconsolatorio da parte del mister il quale parla di partite che vede soltanto lui. In effetti, quando rilascia certe dichiarazioni, temo che D’Agostino si rivolga ai suoi insegnanti di Coverciano, ai due DS due e alla proprietà, ma  non certo a coloro che le partite le vanno a vedere pagando il biglietto. E mi assale l’incubo di essere tornati ai tempi del duo Cusatis-Menegatti. Un giornalista di chiara fama chiede nuovi giocatori: la solita comoda tiritera che sfruculia il tifoso, mette all’angolo la Società e dispensa alibi a tutti. E, secondo voi, a chi si consegnerebbero eventuali nuovi arrivati? A un mister che, dopo 15 settimane di allenamento, non è ancora riuscito a dare un’identità a questo gruppo in compenso ci spiega che passiamo (!?!) ottanta minuti per partita nell’area avversaria? Qui non c’è un’idea di calcio volta a mettere in ambasce le difese avversarie. I triangoli, la base di questo gioco, non li chiudiamo mai con una verticalizzazione e se non ci fossero gli esterni che, pur partendo da fermi, ogni tanto creano superiorità numerica saremmo del gatto (come dicono i toscani). Se poi Di Masi e i suoi DS pensano che in fondo avere oggi qualche punto in classifica in più rispetto alla qualità delle prestazioni fornite da questa squadra consenta di guardare al futuro con ottimismo temo che, al contrario del loro allenatore (che le balle le racconta agli altri), le balle le raccontino a loro stessi.

 

Jimmy Barco