L’On. Giachetti, durante un infuocato Comitato Nazionale del PD due anni e mezzo orsono, prende la parola e risponde all’oratore che l’aveva preceduto ( tal On. Speranza) e apre  il suo intervento così : “ Onorevole Speranza, ma tu hai proprio la faccia come il c…o! “.  Tutto ciò  mentre le televisioni nazionali riprendevano l’evento in diretta. Secondo me Giachetti aveva ragioni da vendere nella fattispecie e quindi mi pare corretto  assegnare a D’Agostino questo premio. Il nostro ex mister infatti ha ampiamente dimostrato di aver  la faccia molto simile a quella che, almeno secondo Giachetti, appartiene … all’On. Speranza. Non fatevi fuorviare dal fatto che il sottoscritto al sesto turno del campionato scorso, spernacchiato da tutti, aveva chiesto, analizzando tecnicamente le prestazioni della squadra allenata dal neo vincitore del Premio, di cacciare mister D’Agostino. No, allora non l’avevo su con lui. Bastava guardare la squadra muoversi sul campo per capire che il mister in quattro mesi di lavoro non aveva insegnato niente o, quanto meno, che i suoi giocatori non capivano quello che lui volesse da loro ( che, per un mister, è poi la stessa cosa ). Ma non basta non saper allenare una squadra professionistica per ambire a vincere un trofeo così ambito come il Premio Giachetti. Ci vuole di più. E D’Agostino, che ne sa una più del diavolo, ha piazzato l’allungo decisivo sbaragliando i concorrenti due giorni  fa, grazie ad un’intervista rilasciata al periodico Hurrà Grigi, sedicente giornale dei tifosi grigi (il quale, storicamente, non perde occasione per andare in c…o ai Grigi ). Ma cosa ha detto l’ex mister mandrogno per essere accostato all’On. Speranza? Ha cominciato facendo i complimenti ai tifosi, alla città, ai dirigenti, al presidente … a tutti insomma. E lo capisco: dove la troverà più una piazza calcistica come la nostra che lo accoglie  nonostante abbia alle spalle una carriera da allenatore praticamente inesistente. E non basta, la Società corre ad ingaggiare almeno quattro giocatori su precisa  indicazione del mister ( e per farlo è costretta a pagare, per esempio, cartellini di giocatori imbarazzanti e garantire loro pluriennali a cifre almeno due volte e mezza gli stipendi correnti in categoria) mentre il mister viene gratificato un biennale praticamente al buio. E sì, perché dovete sapere che l’Alessandria calcio paga tuttora D’Agostino e lo farà fino al giugno prossimo.  Ecco spiegato come si fa a  vincere il Premio Giachetti: sputare nel piatto dove si è mangiato (e mangi tuttora) perché questo nobile comportamento alza in maniera decisiva il punteggio. Così dopo i complimenti a questo e a quello ai quali abbiamo già accennato  sapete che faccia ( si, certo, ormai lo sapete pure voi) ha avuto il Nostro di sostenere ?  Che la colpa del suo fallimento professionale in riva al Tanaro è di tutti, tranne che la sua. L’imputato principe è da ricercarsi, si legge nell’intervista, nel regime alimentare non appropriato  dei giocatori che allenava. Il che vuol dire che Colombo ( il suo sostituto che ha ottenuto una media punti partita doppia rispetto a quella del pluripremiato), appena vista la situazione, per prima cosa sarà corso ai ripari  cambiando mensa e dieta  ai propri virgulti, direte voi. Invece no. Ogni giocatore ha continuato a mangiare dove e  quello che gli pareva. Vuoi vedere che la  differenza è stata  che sul campo, grazie al nuovo allenatore, i giocatori sapevano più o meno cosa fare e come tentare di giocare a calcio.? Adesso il grottesco: ho visto personalmente decine di volte D’Agostino, insieme allo staff e a tre o quattro suoi pupilli stravaccati in almeno tre diversi e qualificati  dehors del centro, bere aperitivi, divorare salatini e fumare sigarette.  Pazzesco, chi doveva controllare in realtà “teneva il sacco”. Magari, a quanto si mormora, non sarebbe stato il solo controllore a “tenere il sacco”, ma certamente era lui quello che qui si giocava la carriera. Al di là dell’ironia l’ intervista rilasciata da un tuttora tesserato dei Grigi a Hurrà Grigi come D’Agostino, per forma e contenuti, è gravissima e, se ci fate caso, nessun giornalista qui da noi l’ha ripresa. Il perché è facile da capire: fra i manutengoli e i sostenitori adoranti di questo bell’imbusto c’era quasi al completo la classe giornalistica mandrogna. Per i tifosi vale lo stesso discorso perché allora  parlare male di Di Masi escludeva responsabilità dirette del mister. Giornalisti e tifosi ai quali non andavano bene i D’Angelo, i Gregucci e i Braglia il neo vincitore indiscusso del Premio Giachetti invece andava benissimo.  Altro problema insormontabile per D’Agostino è stato, secondo lui,  il via vai di giocatori durante il mercato estivo che hanno vanificato  le lectio magistralis che il tecnico siciliano dispensava alla MIchelin. Peccato che il nostro furbacchione dimentica di aver lavorato ( si fa per dire …) per tre mesi su un modulo e a tre giorni dell’esordio in campionato ha rivoluzionato modo di giocare. Tornando al Premio Giachetti   sono convinto che la prossima edizione sarà assegnato ad uno dei nostri giornalisti sportivi e la giuria sta già valutando il materiale raccolto .  E adesso, con questa alzata d’ingegno dell’intervista a Hurrà Grigi, cosa si aspetta D’Agostino? Magari che, se si dovesse malauguratamente cambiare in corsa Scazzola, potrebbero rimettere di nuovo lui a fare l’allenatore dei Grigi, visto che è ancora sotto contratto? Val la pena che il dominatore del Premio Giachetti non dimentichi la lezione di calcio che il Cuneo con Scazzola allenatore ha impartito al Mocca nel girone d’andata, lezione dalla quale D’Agostino non sembra proprio aver fatto tesoro. A proposito. Sono proprio curioso di sapere dove si nutrivano i giocatori del Cuneo l’anno scorso per giocare un calcio così semplice, razionale ed efficace… perché è dal tavolo del  ristorante che parte tutto. O no?

 

Jimmy Barco